domenica 30 settembre 2012

La Vecchia Signora umilia la Lupa

Sesta giornata di campionato, la Juventus accoglie in casa propria il rivale di mille battaglie (più giornalistiche che calcistiche), il boemo Zdenek Zeman, che insieme alla sua Roma si presenta allo Stadium dopo giorni caldi ricchi di polemiche, battute e allusioni alla storia Juventina, dimenticando forse il lato calcistico dell’evento. Clima comunque carico di incertezze, con una Juve che nell’ultima partita contro la Fiorentina non ha brillato soprattutto per condizione fisica, e una Roma che tenta in ogni occasione di realizzare il sogno zemaniano.

Juventus messa in campo dal duo Conte-Carrera nelle vesti del classico 3-5-2: Buffon tra i pali; Barzagli, Bonucci, Chiellini il trio difensivo; Caceres, Vidal, Pirlo, Marchisio ( al 72' Asamoah), De Ceglie (al 85' Pogba) reggono il centrocampo; Matri (al 72' Giovinco)e l’ex Vucinic in attacco.

La Roma nell’altra metà campo, nemmeno a dirlo, veste il dogma-4-3-3 marchio di fabbrica del filosofo boemo: Stekelenburg; Taddei, Burdisso, Castan, Balzaretti (34' Marquinhos); De Rossi, Tachtsidis (63' Perrotta), Florenzi; Lamela, Osvaldo, Totti (63' Destro).

Se la vigilia del match era carico di incertezza, dopo il fischio d’inizio ci è voluto poco a capire quale delle due squadre avrebbe dominato l’altra. In 11 minuti i Bianconeri hanno letteralmente sottomesso i Capitolini, sovrastandoli sul piano fisico, tattico e agonistico. Poi all’11 minuto ci pensa Andrea Pirlo a aprire le danze con un bellissimo goal su punizione che trova mezzo metro tra i giocatori della Roma tutti schierati dietro la palla e sorprende l’impotente Stekelenburg. Nemmeno 5 minuti e la Juve ottiene un netto rigore a favore: Castan si oppone al tiro di Matri in area di rigore, sul dischetto va lo specialista Vidal e insacca con freddezza. Risultato che cambia appena 3 minuti più tardi, quando Vidal si veste da Pirlo e lancia Matri che a tu per tu con il portiere non sbaglia, 3 -0 in soli 19 minuti, un punteggio che avrebbe messo in ginocchio chiunque. E stessa musica per tutto il primo tempo, con una Roma annichilità dalla superiorità Juventina. 

Secondo tempo che per i primi 5 minuti procede come i primi 45 minuti, nei quali la Juve ha “rischiato” seriamente di umiliare la Roma in una partita che al punteggio finale sarebbe sembrata più una gara di tennis. Ma a far segnare il goal della bandiera ci si mette oltre al lieve calo bianconero anche il direttore di gara Rizzoli, che fischia un rigore francamente dubbio ai più, con Destro che va giù per un presunto intervento di Bonucci. Dal dischetto Osvaldo non sbaglia siglando il momentaneo 3 – 1. Ma una gara del genere, come spesso accade nei racconti, trova il suo senso e il suo sunto nel finale: 89’, la Roma si appresta a battere un calcio d’angolo, con il baby Florenzi dalla bandierina, cross teso nel mucchio dove salta più alto di tutti Andrea Barzagli, si avventa sul rimpallo, scavalca con un’irriverente sombrero Taddei e si invola lungo la fascia, una discesa inarrestabile, elegante, e sono sicuro che negli occhi dei più nostalgici alcuni hanno rivisto l’indimenticato Scirea, 70 metri di corsa per finire dritto nei trequarti avversari, Giovinco è li e il nostro Andrea lo vede e gli serve un assist con un tempismo disarmante, per il piccolo Sebastian è tutto facile, salta il portiere sulla destra, tiro e goal, 4 -1 finale, che suggella una partita dominata sotto tutti i punti di vista. 


Ripensando ai pronostici prepartita, alle sensazioni che si vivevano e alle ultime prestazioni delle due squadre ci si sarebbe potuta aspettare una partita combattuta, enigmatica e che magari si sarebbe sbloccata da episodi. Ma a posteriori si capisce dove il pronostico sbagliava, dove risiedono i meriti della Juventus e dove i demeriti della Roma. Innanzitutto dobbiamo parlare dei meriti della squadra di casa, come sempre rocciosa, organizzata, spettacolare, che sa proporre un calcio ad altissimi ritmi di respiro europeo e che trova nella qualità della sua rosa il quinto elemento per permettere al un team di passare dalla forza alla vittoria. Come sempre una partita preparata nei minimi dettagli, con i giocatori giusti scelti per l’occasione (si vedano i terzini Caceres – De Ceglie che hanno chiara propensione difensiva, proprio per difendersi dalle continue incursioni dei terzini avversari che si sovrappongono alle mezzali nel dogma zemaniano), e inoltre l’ottimo lavoro dello staff tecnico che ha rimesso in sesto la condizione di molti giocatori apparsi stanchi contro la Fiorentina. Non si può tuttavia glissare sulla prestazione della Roma, e soprattutto sulle “ingenuità” tattiche del suo tecnico. Innanzitutto si deve tener presente che qualsiasi tecnico al mondo dotato di un pò di malizia e che gioca contro questa Juve avrebbe escogitato accorgimenti tattici per impedire a un certo Pirlo Andrea di giocare libero e spensierato nelle praterie del campo, e mi sto chiedendo ancora adesso come mai Zeman non abbia almeno pensato alla marcatura a uomo per limitare per quanto possibile la classe di questo giocatore. Va bene che non è Pirlo che decide le partite, va bene anche che la filosofia del Boemo non preveda certe rozze soluzioni nella perfezione della sua idea tattica, ma qualcuno dovrebbe ricordargli che il calcio non è la matematica, e se nella seconda 2+2 fa sempre 4, nel primo caso no! 

Poi come si fa a mettere in campo un giocatore, seppure importante come Balzaretti con la febbre per poi cambiarlo al 33’? Mi sembra francamente come darsi la zappa sui piedi…Non parliamo poi della difesa tutta, che in fase di non possesso invece di arretrare stranamente saliva! E dei difensori centrali, costantemente 3 metri più avanti rispetto a dove avrebbero dovuto trovarsi, e delle praterie lasciate agli arrembaggi bianconeri…Peccato per il calcio italiano, che avrebbe potuto trovare nella Roma di Zeman se non un modello di calcio vincente almeno un calcio divertente, dove si sarebbero divertite tutte e due le squadre e le tifoserie, non solo una… 

Top 

Vidal-Marchisio-Pirlo: il centrocampo della Juve dimostra ancora una volta di essere uno dei più forti d’Europa, completo di tutte le qualità che si chiedono a un centrocampo di livello: regia, interdizione, tenacia, qualità e quantità in tutte e due le fasi di gioco. 

I panchinari: entra Quagliarella dopo una lunga assenza e segna, entra Matri dopo una lunga assenza e segna, entra Giovinco dopo una piccola bocciatura e segna, per non parlare dei vari De Ceglie, Caceres e compagnia bella. Riescono sempre a mettere in difficoltà il mister con prestazioni che legittimano la loro permanenza nella Juve, complimenti ragazzi, siete voi che non mollate mai ad impersonare lo spirito Juventino! 

Florenzi: tenete nota di questo ragazzino, che ogni volta scende in campo con la grinta di una tigre, con la personalità di un giocatore affermato e con l’umiltà di un ragazzo che sa che nella vita nulla ti è dovuto e che bisogna sempre lottare per raggiungere i propri obbiettivi e diventare grandi. 

Flop 

Zeman: Come si fa a lasciare tanto spazio ai giocatori Bianconeri? Come si fa a schierare un giocatore febbricitante nell’11 titolare? Come si fa a vincere con una difesa che fa l’esatto contrario di quello che dovrebbe fare?Forse il caro Zdenek dovrebbe concenrtarsi di più sulle partite e sul calcio giocato anziché sparare sempre a zero sulla Juventus e creare polemiche inutili, il calcio è un’altra cosa.

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